Dalla Patagonia alle Cascate dell’Iguazù (parte 1)

Le emozioni di un viaggio in una terra lontana verso l'Antartide
di Martina Maso
14 March 2023

Se dovessi iniziare questo viaggio dando i numeri sarebbero: più di 29.000 chilometri percorsi in circa 40 ore di volo, prendendo 10 aerei in 18 giorni e soprattutto due lunghi anni di attesa. Motivo per cui ho deciso di raccontare questo viaggio in più parti, d’altronde se per un viaggio immaginario di una settimana fatto nei tre regni, Dante ha scritto la Divina Commedia, figuriamoci cosa dovrei scrivere io per 18 giorni di viaggio. Non entrerò nel dettaglio dell’organizzazione o nei tecnicismi del viaggio, ma voglio raccontare le emozioni di una terra lontana e di quanto abbia lasciato un segno profondo nell’anima.

Tutto ebbe inizio a fine dicembre 2019 quando ci fu la proposta “ragazzi l’anno prossimo si parte per l’Argentina” non finì neanche la frase che in cuor mio avevo già deciso di partire… poi arrivò la pandemia. Ma né annullamenti né voucher ci hanno fatto demordere, questo viaggio si doveva fare ad ogni costo. Ed ecco che arriva finalmente il 24 novembre 2022 ore 6.25 aereo per Buenos Aires con scalo a Madrid e lo ammetto è stato il mio primo volo intercontinentale e le 12 ore che separano Madrid da Buenos Aires sono state abbastanza lunghe. Purtroppo non sono una che riesce a dormire ovunque e nei mezzi di trasporto meno ancora, così mi sono sparata un bel po’ di film per passare il tempo e mi guardavo spesso il tragitto nel display ed ecco un po’ di curiosità rilasciate dal quello schermo piccolo: da Madrid si scende verso l’oceano atlantico “costeggiando” le coste africane del Marocco, si vola sopra Capo Verde e altre isole piccole, si sorvola per l’appunto l’Atlantico, la prima terra ferma che si vede (immaginando) sono le coste del basso Brasile, fino ad arrivare a Buenos Aires. Si vola ad un’altezza di circa 11 chilometri o meglio 36/37.000 piedi e con una temperatura esterna di meno 65 – 70 gradi.

Questo il programma del viaggio: Buenos Aires – Ushuaia – El Calafate – Bariloche – Iguazù (con scalo a Buenos Aires) per poi tornare nuovamente a Buenos Aires.

Le cascate dell’Iguazù da anni erano tra le mie mete, rientravano in quella lista che tutti abbiamo e che diciamo che prima o poi si deve fare e quando dico “prima o poi ci andrò” succede veramente che ci vado un giorno. Almeno per è così, quando ho in mente una meta cerco sempre di documentarmi o, ora grazie ai social, di farti un’idea di quel posto per cui le cascate erano nel mio immaginario reale, sapevo cosa avrei visto, ma la Terra del Fuoco e soprattutto i ghiacciai, sono stati una scoperta per gli occhi e l’anima.

Ma andiamo per gradi o meglio per itinerario…

Buenos Aires

La capitale, la megalopoli dell’Argentina, una città immensa dove si trova la strada più larga del mondo, la Avenida de Julio con ben 12 corsie. L’attuale crisi politica e soprattutto economica non ci ha permesso di visitarla bene (motivi di sicurezza) per cui abbiamo optato per una passeggiata giornaliera, giusto per farci un’idea della città.

Io sono quella turista che predilige le città d’arte, come Roma o Firenze dove secoli e secoli di storia pervadono la città, per cui direte Buenos Aires, detta anche Baires, non poteva rientrare nei miei gusti, visto la scarsa storia che la circonda. Ma… Vero, non ha una lunga storia da raccontare, Falso a me è piaciuta tantissimo. Una città dall’aspetto totalmente europeo dell’ottocento, la cosa che mi ha impressionato di più è stato quella sensazione di avere tanto spazio intorno a me, non è una città soffocante nonostante i milioni di persone che ogni giorno circolano, se non ricordo male circa 6 milioni tra residenti e pendolari ed è una città verde, i numerosi parchi e giardini danno proprio quella sensazione di spazio. Una cosa che mi ha rimasta impressa sono i viali, soprattutto della zona lussuosa come il quartiere Palermo o meglio ancora il quartiere Recoleta, il quartiere più lussuoso dove i classici viali dei palazzoni diventano caratteristici in quanto viali alberati, si proprio così ci sono gli alberi davanti ai palazzi, provate ad immaginare di vivere in una grande città aprire una finestra e trovarti il verde di un albero, che meraviglia.

Oltre al verde se devo descrivere Buenos Aires con un colore sarebbe il viola, il colore tipico del Jacaranda, un albero dai fiori viola di cui la città è piena.

Jacaranda

Un’altra zona che mi ha affascinato in maniera particolare è stata la Casa Rosada, nonché palazzo del governo.

Casa Rosada

Potrei scrivere righe e righe su Buenos Aires, nonostante la visita veloce, ma non lo faccio perché la visita in Patagonia sta per cominciare… e iniziamo con la Tierra del Fuego.

Ushuaia - Fin del Mundo

Con un volo interno di circa 3 ore e mezza dalla capitale argentina si arriva a “la fin del Mundo”, ah nota importante.. se qualcuno ha paura di volare, beh magari volando per e da Ushuaia possono succedere solo due cose:

1) ti passa la paura;

2) dici mai più un volo in vita mia, a causa del vento patagonico più che su un aereo, ti sembra di stare in un treno regionale;

Una città più a sud e abitata nell’emisfero australe dopo Ushuaia non si trova, per questo viene definita Fin del mundo (fine del mondo).

La città di per sé non dice nulla o quasi, un po’ come tutte le città della Patagonia, almeno al mio avviso, ma è il contesto dove si trovano a renderle affascinanti e Ushuaia non fa eccezione.

Ho visitato il parco nazionale della Terra del Fuoco prendendo il treno del Fin del Mundo, un treno storico che attraversa il parco nella sua unicità, nel fascino ben lontano dalla nostra realtà italiana. Ricordo che mentre ascoltavo l’audio guida, io ovviamente ascoltavo tutto in spagnolo ma c’è la possibilità di ascoltarla anche in italiano, alla fine del percorso c’era una poesia che la frase finale mi ha toccato tantissimo che diceva “Tierra del fuego, tierra maldita” (terra del fuoco, terra maledetta) parole più giuste non possono essere state dette, perché quella terra lontana in effetti ha un che di maledetto, soprattutto se si conosce la sua storia; una storia, una civiltà, una popolazione indigena, distrutta da noi (arroganti) europei, ma questa è un’altra storia… triste purtroppo che non racconterò qui.

Tra i numeri dati all’inizio mancano i numeri delle imbarcazioni, delle acque navigate e attraversate e a Ushuaia è stato solo l’inizio. Navigare con il vento gelido nelle fredde acque del canale di Beagle è stato a dir poco emozionante, ma ancora di più l’emozione cresce di fronte alle colonie dei cormorani e soprattutto dei leoni marini. Vedere una colonia di centinaia di questi mammiferi dal vivo non ha eguali. La domanda che ti sorge spontanea è: ma come fanno a stare lì tutto il tempo, tutti ammucchiati facendo minimi movimenti? Sembrerebbe la vita ideale o quasi di noi esseri umani, il dolce far niente. Non si riesce a staccare gli occhi di loro, hai solo voglia di immortalare ogni minimo movimento, ogni loro verso nella mente e nelle fotografie da portare a casa come ricordo.

Ma è ora di lasciare in pace la fauna locale per dirigersi verso il faro. Un faro di sei metri, costruito nel 1884 ed è il più antico dell’Argentina e il primo ad essere costruito nelle acque australi. E pensare che l’Antartide è a “soli” 1000 chilometri. Lo sguardo oltre il faro si perde in un color azzurro grigio, si perde proprio.

Un nuovo giorno sorge ed il programma prevede inizialmente l’escursione ai due laghi fueguini (si legge fueghini) Lago Fagnano che si estende per 98 km a ovest e il lago Escondido e poi al passo Garibaldi l’unico percorso asfaltato attraverso le Ande ed è il punto più alto della Ruta Nacional 3 in Argentina. In questa zona ci si trova di fronte la parte Cilena della Terra del Fuoco, bastava solo lo sguardo per sconfinare.

Avete presente quel modo di dire veneto che dice “l’acqua marsise i pai” (l’acqua fa marcire i pali) beh finalmente ho realizzato la cosa nel suo senso più reale e tangibile della frase, basta vedere una diga di castori, la scena è effettivamente apocalittica, una palude di alberi secchi e bianchi, il continuo stare in acqua degli alberi, fa si che l’acqua li soffochi, per cui il legno muore. Ah dimenticavo, ho visto anche un castoro.

Una piccola curiosità: il nome Ushuaia è una delle pochissime parole di origine indigena ancora esistente, che significa Baia che penetra ad ovest

Finora non ho mai parlato della gastronomia argentina, anche per questo argomento servirebbero righe e righe ma mi limito a dire che di certo non si muore di fame anzi, inizio dicendo di aver mangiato il Cordero Patagonico. Forse per un vegetariano e soprattutto un vegano non è proprio il posto ideale , visto che la carne ne fa da padrona e possono saltare pure il paragrafo (non vorrei essere giudicata insensibile o un’assassina). Il cordero è un agnello cucinato allo spiedo, in una versione che non avevo mai visto, si accende un falò si mette un agnello intero da cucinare in una struttura in legno e vengono messi attorno a questo falò a mezzo metro circa per una lunga e lenta cottura. Il risultato è una carne tenera e gustosa.

Un’altra cosa che ho mangiato tipico ad Ushuaia è stata la Centolla (si pronuncia in modo particolare) tradotto in italiano è il granchio reale, evito di raccontare come si cucina…potete immaginare… non giudicatemi male per averlo fatto, ma quando viaggio mi piace assaggiare i prodotti locali, ma prometto, giurin giuretto, che tante cose provate una volta per vari motivi, di gusto e/o etici, non lo mangerò più, mi perdonate vero?!

E ora di abbandonare Ushuaia e la Tierra del Fuego, perché i Ghiacciai saranno i protagonisti della seconda parte di questo viaggio

… Hasta luego

Faro Fin del Mundo