Negli ultimi decenni del XII secolo, data presunta 1195, la città di Treviso impegnata a fronteggiare la città di Padova e di Vicenza e per assicurare la difesa dei suoi confini fonda la città di Castelfranco Veneto. Per far sì che la città venisse popolata in tempi brevi, i suoi abitanti erano esentati dal pagamento delle tasse, da qui il nome di Castel (castello) Franco (esente da tasse) con l’onere, però, di difenderla con i propri cavalli e le proprie armi, le mura vennero terminate in circa 10 anni.Inizialmente furono costruite le torri, collegate successivamente dalla cinta muraria.
La mia attenzione va alla Torre alta 43 metri posta ad est, col volto posto in direzione dalla sua “fondatrice” Treviso e proprio in quel lato della torre spicca un orologio e un leone di San Marco, testimonianza che la Repubblica della Serenissima ha messo piede anche a Castelfranco Veneto. Per cui curiosa cerco l’entrata, passo sotto la Torre e noto dei dipinti sotto la volta, la figura è ben visibile e rappresenta un carro, lo stesso carro che rappresentava la famiglia padovana dei Carraresi, dal 1380 al 1388 governano Castelfranco.
L’entrata è nascosta, si trova in una piazzetta interna una specie di girone medioevale, dopo aver fatto circa una decina di scalini posti all’interno della cinta muraria. Un portone di legno segnala la sua presenza, certo il portone non è proprio storico, ma rende l’idea. La piazzetta però è suggestiva in particolare il pozzo posto sull’angolo a destra. Nel periodo estivo è occupato dai tavoli del ristorante che si trova lì.
Un angusto posto va da biglietteria e da lì inizia la scalinata che ti porta a visitare i suoi cinque piani. La prima parte della scalinata forse del periodo seicentesco, sembra fatta di marmo grezzo, ma molto probabilmente è di semplice pietra che è un po’ scivolosa nelle giornate umide. Si arriva al primo piano, in questo ambiente i soldati presidiavano la torre, mangiavano e dormivano, testimonianza di questo sono i resti di un camino nella parete meridionale. Impossibile non notare in centro al pavimento un buco quadrato reso calpestabile da uno spesso vetro, quel buco si chiama caditoia. La caditoia aveva due scopi precisi, durante la guerra aveva lo scopo di “un’arma” o meglio veniva usata per lanciare pietre e sassi ai nemici intrappolati al suo interno, una volta che il nemico dall’esterno si avviava verso l’interno le porte delle Torre venivano chiuse; mentre durante i tempi di pace aveva la funzione di controllare la vita soprattutto commerciale della città.
Salgo di nuovo le scale ora però c’è una struttura in legno ad accompagnarmi nella salita, subito dopo la prima rampa di scale noto una feritoia, riprendo a salire e arrivo al secondo piano. Siamo circa all’altezza del leone di San Marco esterno, c’è il meccanismo dell’orologio e una grande ruota gigante, non è altro che il datario. In questo piano abbiamo fatto un salto di oltre due secoli rispetto al piano di sotto. Infatti il l’orologio è stato voluto dal Podestà Gradenigo nel 1499. Riprendo a salire e arrivo al terzo piano e qui noto qualcosa di particolare, i resti di un affresco di un orologio simile a quello esterno, lo osservo con attenzione, c’è qualcosa di strano ma non riesco a capire… ah ecco, scoperto l’arcano, l’orologio dipinto è al contrario! Ma perché? Ovvio ragionamento speculare (a specchio) è dipinto al contrario per sistemare le lancette dell’ora fuori; mica scemi quelli del passato!
Salgo e arrivo al quarto piano, un piano sostanzialmente vuoto, ma la particolarità di quel piano è sopra la mia testa, due travi enormi e sicuramente non recenti.
Risalgo e arrivo finalmente al quinto e ultimo piano, quello sotto la cella campanaria, dove è possibile cogliere la collocazione strategica di Castelfranco nell’alta pianura veneta, all’incrocio di vie di comunicazione fondamentali risalenti all’età romana (Via Postumia e Via Aurelia) e poi com’è posta centrale tra Treviso ad est, Padova a sud, Vicenza a ovest. In questo piano si nota benissimo come epoche diverse si siano intrecciate tra loro. La Torre dalla sua costruzione terminava lì, si notano ancora le merlature, ma il podestà Gradenigo oltre all’orologio ha fatto costruire la cella campanaria, la sua costruzione si fonde con le merlature dei secoli precedenti.
Mi avvicino alle grandi finestre, il paesaggio è incantevole, si può vedere dall’alto tutto il centro storico di Castelfranco con il suo Duomo settecentesco, l’esterna piazza Giorgione.
Ho la fortuna di essere lì durante il tramonto, la stanza è irradiata da una luce soffusa e fuori si osserva un cielo arancio-rosa che fa perdere il senso temporale.
Nota personale: ho avuto la fortuna, tra il 2016 e il 2019, di far parte del gruppo di volontari che gestiva la torre. Quanti volti visti, quante storie raccontate. La pandemia ha costretto la chiusura temporanea e ora per i lavori di ristrutturazione. Spero al più presto di rivedere la sua porta aperta e i visitatori risalire le sue scale, magari accolti dalla consueti mostre temporanee al suo interno.