Cose che mi sono successe mentre cercavo altro

Viaggi, mostre e nuove storie: dal blog alle riviste culturali, fino a un libro.
di Martina Maso
6 January 2026

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immagine da canva

Siamo nei primi giorni del 2026 e mi sto guardando indietro per un motivo semplice: capire perché nel 2025 mi sono ritrovata a scrivere appunti ovunque. È iniziato a febbraio a Parigi, con un concerto k-pop degli Ateez, poi a giugno in Aragona, e a luglio a Ostuni. Tre viaggi e una costante: la testa che prendeva nota. In mezzo ci sono stati anche i viaggi senza valigia: mostre, incontri, conversazioni finite più spesso nelle Note del telefono che in una storia su Instagram. E a forza di fissare quello che mi colpiva, ho capito che il blog da solo iniziava a starmi stretto: la scrittura stava chiedendo spazio altrove, fino ad arrivare anche su riviste culturali e, a un certo punto, a trasformare un viaggio in un libro.
Quindi no, non è il recap dell’anno. È più il tentativo di mettere in fila i pezzi e vedere che cosa raccontano: una direzione che avevo in mente già nel 2020, magari meno ordinata della bozza iniziale, però finalmente concreta.

dettaglio Parigi - Montmartre

Parigi

Non avevo mai visto Parigi. E la mia prima volta non è stata affatto quella che mi sarei immaginata: non la Parigi da museo, non la Parigi delle giornate intere dentro le sale. È stata una Parigi presa in velocità, un mordi e fuggi vero, perché a portarmi lì è stata la curiosità per il k-pop e il concerto degli Ateez. Sì, lo so: un inizio un po’ laterale. Ma a volte è proprio così che si finisce nel posto giusto. Eppure, anche in una sola notte, Parigi è riuscita a farsi sentire. Più che visitata, l’ho assaggiata: la Tour Eiffel vista dal vivo – perché certe cose vanno guardate almeno una volta senza filtri, Notre-Dame non solo da fuori, Montmartre e su fino al Sacré-Cœur. Il Louvre da fuori (che è un modo elegante per dire: ci torno), il Moulin Rouge intravisto come un lampo, e anche La Défense, che sembra un altro pianeta e invece è sempre Parigi.
E in mezzo a tutto questo, la scoperta più interessante è stata proprio l’innesco: non sono andata a Parigi “per Parigi”, ma per qualcosa che mi attirava da lontano. Il risultato è che mi sono portata a casa non solo immagini, ma appunti: su come nascono le comunità, su come la cultura pop possa essere serissima, e su quanto a volte serva un pretesto laterale per aprire una porta nuova.

Aragona - Albarracín

Aragona

L’Aragona, a giugno, è stata un viaggio organizzato da tempo: date, tappe, tutto deciso prima. Io mi sono solo presentata pronta a viverlo, con i miei compagni di “avventura spagnola” da decenni.
Da Teruel a Saragozza il paesaggio cambia tono più volte. Teruel apre la strada con le sue geometrie mudéjar, e da lì in poi le tappe si susseguono veloci: ogni posto ti lascia qualcosa, ma non hai mai la sensazione di “finire” davvero. È un viaggio che ti tiene in movimento. Albarracín è stata una di quelle soste che ti entrano subito negli occhi: colori caldi e strade che ti portano dove vogliono loro. Valderrobres, al contrario, l’ho percepita più netta, quasi scenografica: arrivi e capisci subito l’impianto. Calaceite è stata una pausa più quieta, di quelle che ti fanno venir voglia di guardare meglio. Huesca è passata più rapida, ma con quella sensazione che alcune storie restino addosso anche se non ti fermi troppo. Poi ci sono state Alquézar, Anento e Daroca: tappe diverse tra loro, ma accomunate da una cosa semplice: ti costringono a scegliere cosa guardare perché il tempo è quello che è. E Saragozza, alla fine, ha rimesso tutto in prospettiva. Soprattutto con l’Aljafería: lì sono rimasta incantata, e mi è tornata in mente l’Alhambra di un viaggio di tanti anni fa. Non perché siano la stessa cosa, ma per quella sensazione precisa: riconoscere un’eco, e sentire che certi luoghi ti restano dentro più a lungo di quanto pensi.
Io nel frattempo facevo la cosa più semplice: prendevo appunti. Non per spiegare l’Aragona a qualcuno, ma per non perdermi quello che stava succedendo mentre succedeva. E quando sono tornata a casa, la sorpresa è stata quella: non avevo solo ricordi. Avevo materiale. E il materiale, messo in fila, prima o poi chiede una forma.

Ostuni - dettaglio vicolo

Ostuni

Ostuni è arrivata a luglio, dopo l’Aragona. E questo dettaglio conta, perché ci arrivavo con lo stesso appetito di sempre: vedere, conoscere, riempirmi gli occhi. Solo che dopo l’Aragona avevo anche una cosa in più: la tendenza a trasformare quello che vedevo in appunti, quasi senza accorgermene.
Da lontano Ostuni fa quello che ci aspettiamo: bianca, luminosa, quasi abbagliante. Dal vivo invece è più complessa: non solo effetto, ma città vera, con salite, svolte e scorci che ti costringono a fermarti un secondo anche quando non li stai cercando. E mentre camminavo mi rendevo conto che stavo prendendo appunti anche lì — non per dovere, proprio perché ormai mi veniva naturale. Il bianco, poi, è il classico dettaglio che oggi sembra solo estetica e invece ha una storia. E quando lo scopri, smetti di guardare solo l’effetto: inizi a guardare come è costruita la città, come si muove, come cambia ad ogni angolo.
Su questo passaggio – e su come mi si sono accese connessioni con l’Aragona – avevo già scritto in un articolo a parte: lo lascio qui perché è parte dello stesso filo Dal Regno d’Aragona alla Puglia Ostuni, in mezzo all’estate, è stata questo: una conferma. Che la scrittura non nasce quando “hai tempo”, nasce quando un posto ti mette in moto la testa. E a quel punto non ti basta averlo visto: ti viene voglia di fissarlo.

Museo Canova - mostra al lume di candela

Mostre, incontri e un set

In mezzo ai viaggi, nel 2025, ci sono state anche le cose che non finiscono in una valigia: mostre, eventi, incontri, conversazioni. Momenti più piccoli, ma non meno importanti, perché spesso sono quelli che ti rimettono in moto la testa quando pensi di essere “ferma”. E infatti mi è successo più volte di uscire da una mostra o da un incontro con una nota sul telefono: non un riassunto, solo una frase, un dettaglio, una connessione da tenere lì. A volte basta poco per accendere una curiosità nuova, e in certi periodi mi sono accorta che succedeva spesso.
Poi, proprio a fine dicembre, è arrivata anche una cosa che non avevo previsto: una collaborazione nel backstage di un cortometraggio. È iniziata nel modo più concreto possibile, con la ricezione di una sceneggiatura. E leggere una sceneggiatura è diverso dal leggere un romanzo o un articolo: è tutto più essenziale, più “da costruire”, come se ogni riga avesse già un peso pratico. Da lì ho capito subito che una storia non è solo da leggere: è da mettere in piedi, con tempi, persone, ruoli, attese. È un mondo che ti obbliga a guardare come funziona il racconto quando smette di essere solo testo e diventa lavoro di squadra. E ovviamente sto prendendo appunti anche lì. Non perché devo farne qualcosa subito, ma perché mi piace osservare cosa cambia quando entri dietro le quinte: il modo in cui si decide, il modo in cui si aspetta, il modo in cui una scena nasce davvero.
E a forza di accumulare appunti così, mi sono accorta che non mi bastava più tenerli solo qui: dovevo capire dove farli vivere, oltre il blog.

Un mio articolo scritto per ArtsLife

Scritture oltre il blog

A un certo punto, nel 2025, mi sono accorta che il blog stava diventando solo uno dei posti possibili. Non perché non mi basti anzi, ma perché gli appunti iniziavano ad avere bisogno di forme diverse: un taglio più sintetico, un contesto diverso, altri lettori. E soprattutto mi stava venendo voglia di misurarmi con una scrittura che non nasce e muore solo “a casa mia”.
Così sono arrivate anche le prime collaborazioni con riviste culturali. Scrivere fuori dal proprio spazio cambia le cose: ci sono tempi, richieste, un pubblico che non ti conosce, e un’attenzione diversa da tenere. E in mezzo ci stanno anche tentativi e passaggi meno visibili, che però per me contano allo stesso modo: mi hanno allenata a essere più chiara, più precisa, e a capire dove voglio portare sta cosa della scrittura.
( qui i mie articoli per la rivista culturale ArtsLife )

E alla fine un libro

A un certo punto, nel 2025, mi sono accorta che non tutti gli appunti finivano nello stesso posto. Alcuni diventavano post, altri articoli. E poi ce n’erano alcuni che, invece, chiedevano di restare insieme. Non perché fossero “più importanti”, ma perché funzionavano meglio così: con un inizio, una rotta, una chiusura. E lì mi è venuto naturale pensare a un libro, non come obiettivo, ma come contenitore.
Così è nato Spagna fuori rotta: Aragona. Non una guida e nemmeno un diario puro: un modo per dare continuità a un viaggio e a quello che mi aveva lasciato in testa. Mettere ordine, scegliere cosa tenere e cosa tagliare, e trasformare una serie di tappe in un racconto leggibile.
E alla fine è questo che mi porto dietro: l’idea che nel 2025 non ho solo fatto cose, ho iniziato a dare forma alle cose.

Se qualcuno è curioso di vedere com’è venuto fuori, lascio qui il link: Spagna fuori rotta ora su Amazon