Dalla Patagonia alle Cascate dell’Iguazù(parte 2)

di Martina Maso
17 March 2024
Perito Moreno

El Calafate e il Parco Nazionale dei Ghiacciai

Inizio subito dicendo che è stata la grande scoperta di questo viaggio, i ghiacciai sono stati la meraviglia che non mi aspettavo, o meglio sì me l’aspettavo perché comunque internet permette di farsi un’idea, ma non con quell’intensità provata.

Da Ushuaia a El Calafate è poco più di un’ora di volo, ma una volta arrivata al piccolo all’aeroporto di El Calafate, un paesaggio inaspettato mi prese alla sprovvista. Per chi non lo sapesse El Calafate è il paese dei Ghiacciai, il Perito Moreno uno tra i ghiacciai più conosciuti al mondo, si trova proprio lì, mi aspettavo uno scenario naturale del tutto diverso da quello che appariva ai miei occhi: una steppa arida e secca, quasi un deserto con una particolarità che era impossibile non notare, un lago dal color azzurro biancastro, era il lago Argentino, che in questo viaggio mi ha regalato gioie e dolori…
Il lago Argentino è il più esteso dell’Argentina, con una superficie di 1.415 km² e un’ampiezza massima di 20 km. Ha una profondità media di 150 m, mentre la profondità massima raggiunge i 500 m, ma di lui parlerò dopo.

La città del El Calafate è una piccolo paesino a misura di turista, ci sono solo alberghi, ristoranti e negozi, io paradossalmente l’ho trovato carino, rispetto ad Ushuaia che la città era semplicemente un agglomerato di edifici tra lamiere e cemento, ma è il contesto a regalargli la maestosità che merita, ma torniamo ai ghiacciai che sono stati una sorpresa devastante.

E’ mercoledì 30 novembre 2022, l’avventura sul Perito Moreno sta per cominciare…

Prima escursione prevista, prendere una barca e navigare il lago Argentino per poter ammirare il ghiacciaio nel suo lato più esposto, cioè quello di fronte. Ovviamente non ti aspettati di andare a ridosso del ghiacciaio, sarebbe troppo pericoloso visto il continuo cadere dei pezzi di ghiaccio nel lago, si rischierebbe di rimanere travolti, ma dal punto di vista quelle cadute erano la cosa più impressionante che io abbia visto era di una bellezza inaudita quel movimento della natura.

Dopo aver visto la faccia del Perito Moreno è ora di incamminarsi sulle passerelle per ammirarlo dalla terra ferma.

Una curiosità in merito al faccia del ghiacciaio, dovete sapere che il muro di ghiaccio che si vede è la parte più antica, è quella parte che settecento anni prima aveva iniziato a formarsi, si si proprio settecento anni, in pratica ho visto la parte del ghiacciaio che aveva iniziato a formarsi prima della scoperta dell’America e sempre sarà così (o almeno per ora visto che il cambiamento climatico sta accelerando lo scioglimento), in sostanza la sua parte frontale è vecchia di settecento anni.

La passerella è un sali e scendi di scale che ti permettono di percorrere il ghiacciaio dalla terra e poterlo ammirare in varie angolature. I colori proposti dalla natura sono magnifici, il bianco, azzurro e in alcuni punti addirittura viola. Dettaglio l’azzurro è lattiginoso dato proprio dai sedimenti del ghiaccio.

Avrei fatto soste di ore nella passerella per ammirare la caduta dei pezzi di ghiaccio, lo sentivi subito quando sarebbe successo, si sentiva il pezzo staccarsi e poi il boato del tuffo in acqua, era un momento in cui mi sentivo imponente di fronte alla natura.

Il Perito Moreno non è l’unico ghiacciaio della zona, anzi esiste il Parco Nazionale dei ghiacciai e il giorno successivo è il giorno dell’avventura vera in una zona di questo parco e nella steppa Patagonica… seguitemi…

Si parte per il Puerto Punta Bandera, mi imbarco in un catamarano per attraversare il lago Argentino, mi aspettano circa due ore di navigazione per attraversare il brazo norte del lago, per arrivare all’Estancia Cristina e se mi chiedete se c’erano altro mezzi di trasporto la risposta è no, l’unico modo per arrivare lì è quello che vi sto per raccontare. Che questa escursione diventa un’avventura lo si capisce dopo mezz’ora da quando sono salita in barca. La Patagonia è famosa per il suo vento (i parrucchieri lì non credo facciano buoni affari, perché tanto è utile) e nel lago Argentino quella mattina il vento dell’oceano atlantico e quello del pacifico, decidono di incontrarsi per fare una festa a noi passeggeri. La traversata del lago è un’esperienza che mai dimenticherò, magari quel giorno l’avrei dimenticata volentieri, ma poi si sa anche i piccoli incidenti fanno parte degli aneddoti di viaggio. La parte iniziale del viaggio nel catamarano è un susseguirsi di meraviglie, la più emozionante sicuramente è stata quella di navigare in mezzo a quei maestosi e imponenti blocchi di ghiaccio chiamati iceberg. Vederli lì a pochi metri da te tolgono il fiato, nonostante il vento gelido la meraviglia che si stava aprendo ai miei occhi non voleva smettere di guardare, solo lo scontro tra il vento atlantico e quello del pacifico mi rimanda all’interno del catamarano e qui ha inizio le danze… per metà equipaggio per trovare gli unici due bagni liberi o la capacità di aprire il sacchetto in tempo, non aggiungo altri particolari insomma avete capito e se vi chiedete se ho fatto parte a quella metà di equipaggio la risposta è sì! In fondo stavamo attraversando quella parte di lago chiamata la boca del diablo (nome non a caso).

Iceberg nel Lago Argentino

Passato il momentaneo mal di mare… o mal di lago (si può dire?!) beh ecco dopo aver lasciato nel water la mia colazione, la sensazione di malessere iniziava a passare per fortuna ma non vedevo l’ora di toccare terra.

E terra fu, come fu vento e un po’ di pioggia ma finalmente riesco a mettere i piedi in terra ferma, in una terra che mi sembrava surreale quasi di in un altro mondo parallelo, è questa la sensazione che ho avuto in quella parte di terra chiamata Steppa Patagonica. Una vallata arida circondata da ghiacciai e montagne granitiche, una vegetazione spoglia, non c’era sole, non c’era quasi nulla, il telefono non prendeva, rete internet una cosa sconosciuta, l’unico mezzo di comunicazione sono le onde radio e nient’altro eppure stare lì mi piaceva.

Parte la visita guidata in questa Estancia (significato di Estancia: vasta tenuta sudamericana, per l’allevamento del bestiame allo stato libero) la storia da raccontare di questa tenuta è affascinante e incredibile, magari dedicherò a parte in un altro momento, dico solo che si tratta della storia di inizio ‘900 di una famiglia del Galles che solo Dio sa del perché hanno deciso di mettere residenza proprio lì.
L’intento dell’escursione non era solo visitare l’estancia, ma quella di raggiungere il mirador (punto panoramico in spagnolo) per vedere il ghiacciaio Upsala. Per raggiungere questo ghiacciaio, che già vi anticipo non sarà affatto come il Perito Moreno c’è solo un modo: un mini safari con un 4×4 nella steppa patagonica con un mini trekking.

Steppa Patagonica

Percorrere quelle strade sterrate e strette con il fuoristrada è qualcosa che non ho mai fatto, ero completamente assorta nell’ammirare quella natura così lontana dalla mia immaginazione e dalla mia realtà italiana ed europea che però subito ritorna alla realtà dopo che abbiamo forato a pochi chilometri dalla partenza. Ma le nostre guide, tutti ragazzi giovani, sono pronti ad ogni evenienza e la ruota viene cambiata in breve tempo e via che si riparte. Dopo 45 minuti di strada la fermata è obbligatoria in quanto neanche il fuoristrada può arrivare in quel punto panoramico, per cui tutti incappucciati per ripararsi dal vento e da una leggera pioggia si parte a piedi per un chilometro circa. Le guide ci aiutano ad arrampicarci in questo percorso non difficile ma un po’ impetuoso, fino ad arrivare a destinazione. Se vi chiedete se ne valeva la pena tutta sta fatica, la risposta va oltre al si. Mi mancava il fiato a quella vista dall’alto del lago Guillermo e finalmente il ghiacciaio Upsala.

Punto panoramico del Parco dei Ghiacciai

Il viaggio di ritorno verso El Calafate ovviamente è lo stesso percorso a ritroso, con la fortuna che il lago era più tranquillo anche perché nel tragitto la corrente è a favore. Una volta arrivata in albergo ero stremata, ma felice.

Ovviamente anche a El Calafate non sono morta di fame, anzi è stato qui che ho addentato il mio primo asado (o parrilla) che in italiano è la grigliata, mamma che bontà.

Una piccola curiosità: El Calafate si trova nella regione di Santa Cruz, sapete quanto spazio ha una persona intorno a sé, cioè lo spazio di ambiente pro capite in quella zona… ben 3 chilometri. Ve lo immaginate avere la possibilità di percorrere 3 chilometri prima di incontrare la prossima persona, lascio a voi se la cosa possa essere piacevole o meno, a me personalmente piace tantissimo.

Ma è ora di lasciare la terra dei ghiacci e della steppa, il volo verso Bariloche è prossimo e quale paesaggio mi aspetta a Bariloche?… Lo scopriremo al prossimo racconto.