Come anticipato nell’articolo di Freya Stark, le donne di Asolo sono tre:
- La Regina Caterina Cornaro
- Freya Stark
- Eleonora Duse
Prima di iniziare faccio una premessa che forse sull’articolo di Freya Stark non è stato esposto, non sono una storica, non sono una studiosa, non sono un’esperta, ma sono semplicemente un’appassionata del passato, sono una curiosa, curiosa di conoscere e capire il passato e di riportarlo e divulgare in modo semplice, così da poter introdurre chiunque voglia in questo argomento chiamato Stori anche a chi non piace in modo particolare, ma di renderlo accessibile cercando di incuriosire anche i non curiosi.
Dopo aver parlato di Freya Stark è giunta l’ora di parla di Lei, Eleonora Duse visto che quest’anno (2024) è il centenario dalla sua morte. Conosciuta come la Divina, ma io userò poco questo aggettivo chiamandola semplicemente Eleonora, perché sono quasi sicura, per come l’ho “conosciuta” in questo periodo proprio tramite eventi a lei dedicati, che lei vorrebbe proprio questo, per cui che il racconto abbia inizio…
Le umili origini
Eleonora Duse nacque in una famiglia di umili origini, il 3 ottobre 1858, a Vigevano, la madre attrice Angelica Cappelletto e il padre Antonio Duse, pur essendo legati al teatro, non appartenevano a nessuna élite culturale o sociale, ma piuttosto faceva parte del circo itinerante che portava il teatro nelle piccole città e nei villaggi. Fin da giovane, Eleonora fu testimone di sacrifici, difficoltà economiche e una vita segnata dalla precarietà, ma anche da una passione incontestabile per l’arte della recitazione.
La sua infanzia fu segnata dalla fatica e dalle difficoltà di una vita on the road, lontano dalle comodità e dalle sicurezze che avrebbero contraddistinto la vita di molti altri. La giovane Eleonora non viveva la recitazione come un passatempo mondano o un lusso, ma come una necessità esistenziale.
Crescendo non dimenticò mai le sue radici, pur entrando a far parte delle cerchie intellettuali e artistiche più elevate. La sua carriera non fu solo una fuga da una vita difficile, ma una testimonianza di resilienza e della forza di un animo che non si piega alle difficoltà. La sua empatia verso gli altri e la sua capacità di entrare in sintonia con i personaggi che interpretava erano il riflesso di quella sua profonda comprensione della fragilità umana, che sicuramente nacque dai suoi anni di crescita e di sacrificio.
La sua carriera, pur essendo un trionfo di talento e successo, fu sempre vissuta con una certa umiltà, lontano dal desiderio di esibire una vita opulenta. La sua figura, quindi, diventa emblema di chi sa da dove viene e, nonostante le difficoltà, riesce a portare la propria luce nel mondo, diventando un simbolo di forza e determinazione per chiunque abbia dovuto lottare per realizzare i propri sogni.
La tormentata relazione con Gabriele D'Annunzio
La relazione tra Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio fu una delle storie d’amore più tormentate e celebri della storia culturale italiana, un legame intenso che si intrecciò con le loro carriere artistiche e con la loro visione della vita e dell’arte. I due si incontrarono per la prima volta nel 1894, quando la Duse era già una stella del teatro internazionale e D’Annunzio un poeta e scrittore emergente. L’attrazione tra i due fu immediata, basata su una profonda ammirazione reciproca, ma anche su una personalità dirompente che entrambi condividevano.
Eleonora, affascinata dalla forza creativa e dall’audacia di D’Annunzio, vide in lui un compagno artistico e spirituale, qualcuno con cui condividere un’idea di arte assoluta, senza compromessi. D’Annunzio, d’altra parte, trovò in Eleonora una musa vivente, capace di incarnare con il suo talento e la sua sensibilità le sue visioni poetiche e drammaturgiche. La loro unione produsse alcuni dei momenti più alti del teatro italiano, con la Duse che interpretò. magistralmente le opere scritte da D’Annunzio, tra cui la Gioconda e Francesca da Rimini.
Tuttavia, la loro relazione fu tutt’altro che idilliaca. D’Annunzio era noto per il suo ego smisurato e la sua propensione a manipolare chi gli stava vicino. Eleonora, pur essendo una donna forte e indipendente, si trovò spesso in una posizione di vulnerabilità nei confronti del poeta, che sfruttava la sua devozione per ottenere benefici artistici e personali. D’Annunzio, ad esempio, approfittò della generosità della Duse, che finanziò molte delle sue imprese, inclusa la celebre villa di Gardone Riviera, il Vittoriale degli Italiani.
Il tradimento fu un elemento costante nella loro relazione. D’Annunzio era notoriamente infedele e non nascondeva le sue avventure amorose, causando profondo dolore alla Duse. Nonostante ciò, Eleonora continuò a sostenere il poeta nonostante tutto (come diremo noi nel 2024: illusa) Un episodio emblematico del loro rapporto si verificò quando D’Annunzio scrisse la città morta senza includere la Duse come protagonista, preferendo invece Sarah Bernhardt, una rivale dell’attrice italiana. Questo fu un duro colpo per Eleonora, che interpretò il gesto come un tradimento non solo personale, ma anche artistico, ma anche in questo caso lei continua a sostenerlo. La loro relazione terminò ufficialmente nei primi anni del Novecento, lasciando dietro di sé un misto di gloria e amarezza. Ma Eleonora continuò a interpretare alcune delle opere di D’Annunzio, segno che, nonostante il dolore, riconosceva il valore artistico di ciò che avevano creato insieme.
Per Eleonora, il rapporto con D’Annunzio fu tanto una fonte di ispirazione quanto una ferita aperta. Il poeta stesso, in un momento di rara sincerità, riconobbe il ruolo fondamentale che la Duse aveva avuto nella sua vita e nella sua carriera, definendola “l’incarnazione vivente della sua arte”. Eleonora, invece, riflettendo su quella relazione, disse:
“Ho dato tutto, e tutto mi è stato tolto. Ma non rimpiango nulla.”
Questo rapporto, complesso e controverso, contribuì a plasmare la leggenda di Eleonora Duse, rendendola non solo una grande artista, ma anche una figura umana profondamente autentica, capace di amare e soffrire con la stessa intensità con cui calcava il palcoscenico.
Il suo angolo di paradiso: Asolo
Ma la Duse non fu solo la protagonista di una storia d’amore con D’Annunzio. Uno dei periodi più affascinanti della sua vita fu quello trascorso ad Asolo, dove trovò una seconda casa, un rifugio lontano dal caos delle grandi città e dai riflettori del palcoscenico. Asolo, con i suoi paesaggi suggestivi e la sua serenità, ispirò profondamente l’attrice. Qui visse per molti anni, vivendo in modo quasi ritirato, lontano dai clamori. Il suo legame con Asolo divenne quasi un mito, con l’attrice che si identificava con le bellezze e le quiete del luogo. Ad Asolo, inoltre fu spesso visitata da importanti figure del mondo culturale e letterario, ma rifiutò l’interesse delle folle, scegliendo di dedicarsi alla riflessione interiore e alla cura della sua arte.
Un aneddoto della sua vita da attrice
Un aneddoto significativo della sua carriera riguarda una sua interpretazione in La Gioconda, dove la Duse, al termine di una lunga e intensa scena, fu colta da un’improvvisa stanchezza e si fermò sul palco, visibilmente commossa. In quel momento, il pubblico, rapito dalla sua interpretazione, pensò che fosse parte della recitazione. Solo in seguito si scoprì che la Duse, durante quella rappresentazione, soffriva di una forte indisposizione, ma riuscì a proseguire grazie alla sua straordinaria dedizione all’arte.
La morte che la porta a vita eterna
Eleonora Duse si spense il 21 aprile 1924, lasciando un’impronta indelebile nel panorama teatrale mondiale. La sua carriera e il suo legame con Asolo, che rappresenta una delle tappe più intense della sua vita, continuano a essere un simbolo di arte, passione e dedizione. La sua figura rimane un faro per chiunque desideri comprendere il vero spirito del teatro, quello capace di toccare le corde più intime dell’animo umano. Le sue spoglie si trovano nel cimitero di Sant’Anna ad Asolo.
Nota fuori articolo biografico
Durante una collaborazione per il centenario della morte di Eleonora, dissero che di tanti suoi documenti, testimonianze e altro, quello che manca è un audio suo, non esiste un documento per lo meno pubblico, che testimonia la sua voce.