Quando si dice Bolasco, si dice parco e si dice villa per cui Villa e Parco Bolasco; considerato uno dei parchi più belli d’Italia.
Rispondete sinceri, quanti di voi sono a conoscenza di questo luogo? Partiamo dalla sua collocazione geografica, si trova a Castelfranco Veneto in provincia di Treviso; si si.. proprio lei la città del Giorgione. In questo mio blog avrete la possibilità di conoscere bene Castelfranco, ovviamente dal mio punto di vista quindi non da quello esperta storica, non da guida turistica, ma dal punto di vista di una persona che vuole far conoscere il territorio con i suoi occhi, le sue letture, le sue conoscenze ed esperienze.
Per cui partiamo alla scoperta di questo luogo e per farlo prendo un libro, anzi un vecchio libro stampabile da internet, edito nel 1958 dalla Libreria Editrice canova di Treviso, in modo da avere una visione più storica del luogo in modo da percepire il suo cambiamento nei secoli e poi ovviamente arriviamo fino alla situazione attuale.
Proprietà prima dei Tempesta, poi dei Morosini dal 1509 fu dei patrizi veneziani dei Corner, il Paradiso è un complesso di edifici e giardini che si estende dalla strada di Asolo a quella di Treviso. Venne dato l’appellativo di Paradiso per vari opinioni, la più remota è perché la regina Caterina Corner (o Cornaro), discendente dal nobile castello di Asolo, qui si concedeva riposo e delizia di svaghi. Altra opinione è riposta nella realtà di un affresco dipinto nella sala con la visione del Paradiso degli Dei. Terzo era dovuto alla vaghezza del giardino, al profumo delle erbe e dei fiori, al gioco di statue, dei cedri e della piante, insomma una sorta di Paradiso terrestre.
Nel 1601 Nicolò Corner fece abbattere il vecchio palazzo e commissionò all’architetto vicentino Vincenzo Bertotti Scamozzi (Vicenza 1548 – Venezia 1616), la nuova costruzione con due imponenti edifici in simmetrica disposizione, che si aprivano sul giardino con ordinata disposizione di finestre.
A dipingere l’interno della sala grande (in realtà è stato affrescato solo uno dei due edifici) fu il pittore Orazio da Castelfranco, detto Orazio del Paradiso.
Lo stradone di accesso al giardino recava moltissime e celebri statue, per la maggior parte opera di Orazio Marinali (Bassano 1643 – Vicenza 1720) . Queste statue erano intervallate ad alberi di basso fusto.
Nel 1776 i due palazzi dello Scamozzi erano in tali condizioni da richiedere un intervento urgente e radicale restauro, l’attuale proprietario monsignor Giovanni Corner ricorse all’ingegno di Francesco Maria Preti (1701 – 1704), architetto di Castelfranco e “pupillo” del Riccati, ma il progetto di restauro progetto da Preti non venne mai realizzato.
Il Paradiso di Castelfranco coinvolto nella dissoluzione della famiglia Corner fu acquisto nel primo decennio del XIX secolo dal conte Antonio Revedin, nativo di Ferrara e residente a Padova. In realtà il conte vendette tutto ciò che aveva a Ferrara per acquistare nuove proprietà a Padova, fino ad addentrarsi nel Trevigiano e acquista tutto ciò che si poteva. Nel secondo decennio del 1800 il figlio Francesco oltre al Paradiso acquista altri beni a Castelfranco lungo Borgo Treviso, tanto che abbandona la sede di Padova per stabilirsi definitivamente a Castelfranco.
Chi era Francesco Revedin? Ciambellano di corte, aiutante di campo di sua Maestà Imperiale Reale e Apostolica, Capitano degli Ussari. Per queste ragioni e anche per la sua diplomazia diviene, con il consenso di tutti, signore e padrone politico di Castelfranco.
Dopo aver visionato vari progetti di restauro negli anni, nel 1852 affidò l’incarico di un progetto definitivo all’architetto Giovanni Battista Meduna di Venezia (colui che restaurò la Fenice dopo l’incendio del 1836) dando vita a quello che è il luogo attuale; una grande villa, scuderie,fabbriche rusticali e un giardino secondo una progettazione romantica.
Nel 1866 dopo la terza guerra d’indipendenza Venezia venne annessa al Regno d’Italia e Castelfranco entra nelle grazie della più grande famiglia. Ultimato il palazzo, il conte Revedin apriva il suo palazzo a feste e rappresentazioni teatrali, tra i suoi ospiti non posso che menzionare il Principe Amedeo di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele II e fratello del primogenito Umberto, ospite stabile per sei mesi.
Ma torno brevemente sul progetto che trasformò il Paradiso dicendo che di notevole importanza erano: il monumentale scalone del Meduna, il salone da ballo opera del pittore Giacomo Casa da Conegliano, le eleganti scuderie, inoltre raffinata ed eloquente manifestazioni nell’architettura e nei materiali ghisa e ferro, al posto del giardino all’italiana dei Corner, Revedin lo trasformò in un giardino all’inglese, noto come Parco Bolasco. A questo progetto del giardino Maduna può contare sull’aiuto di altri importanti architetti paesaggisti dell’epoca come Francesco Bagnara e Marc Guignon il quale a quest’ultimo viene attribuito l’opera della Cavallerizza. Attorno a questa Cavallerizza (o arena) sono state posizionate 52 statue, di cui 44 sono le statue di Marinali delle quali ho già citato nei paragrafi precedenti. La stessa viene introdotta da due statue equestri poste al di sopra di alti basamenti. Del vecchio paradiso dei Corner sono rimasti: gli alti basamenti appena citati, la torre colombara dell’ingresso e la torre situata presso il muro di cinta ad est.
Torniamo ai giorni nostri; Villa e Parco Bolasco sono ora di proprietà dell’Università di Padova e viene gestita dalla stessa Università. Una passeggiata nel grande parco permette di scoprire scorci e squarci di luce, colori e riflessi cromatici; alberi di varie specie, un laghetto che funge da “casa” per anatre e altri volatili, macchie di sottobosco, ponticelli e collinette artificiali, architetture “disperse” come la serra in stile ispano-moresco, la cavana e la torre. Ovviamente la stagione di maggior bellezza che regala atmosfere ineguagliabili è l’autunno.