Io ho quel che ho donato: il Vittoriale

di Martina Maso
23 March 2021
Ingresso Vittoriale

Io ho quel che ho donato è la frase che si trova all’ingresso del Vittoriale. Quanti di voi sanno il significato di “Vittoriale”? E quanti sanno cos’è, dov’è e perché ne voglio parlare?

Partiamo dalla prima domanda, si definisce Vittoriale un edificio dedicato alla vittoria. In effetti il Vittoriale degli Italiani è un complesso di edifici, piazze, giardini e altro ancora per una superficie di 9 ettari, voluto da Gabriele D’annunzio con l’aiuto dell’architetto Gian Carlo Maroni nel 1921, in memoria della “vita inimitabile” del poeta-soldato e delle imprese degli italiani durante la Grande Guerra. Si trova a Gardone Riviera (BS) sul Lago di Garda, dopo Salò e a mezz’ora di macchina da Desenzano.

Ne voglio parlare perché sono pienamente d’accordo che ogni italiano almeno una volta nella vita lo deve vedere… io mi sono presa avanti e l’ho già visto due volte la prima nel 2011 e la seconda nel 2019.

Molto brevemente chi era Gabriele D’Annunzio detto anche Il Vate cioè poeta sacro? (non me ne vogliano i D’Annunziani per la sintesi) Nacque a Pescara il 12 marzo 1863 e morì a Gardone Riviera (BS) il 1 marzo 1938; fu scrittore, poeta, militare, politico, giornalista, drammaturgo ma soprattutto patriota italiano, simbolo del decadentismo e importante figura della Grande Guerra.

Occupò una posizione di rilievo nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e anche nella vita politica dal 1914 al 1924. E’ stato definito eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana. La sua arte fu così determinante per la cultura di massa, che influenzò usi e costumi nell’Italia del suo tempo, successivamente quel periodo venne definito dannunzianesimo.

Su D’Annunzio e le sue opere dovrei digitare per ore i tasti del computer ma parlare di D’Annunzio non è l’intento di questo articolo, ma l’intento dell’articolo e far conoscere il Vittoriale e suggerire una meta italiana per qualche breve vacanza. Un luogo con una storia di circa quarant’anni che inizia il 1° febbraio 1921 D’Annunzio che affittò per 600 lire mensili la villa di Cargnacco e da lì alle ore 20 del 1° marzo 1938 quando muore per emorragia cerebrale mentre era seduto al tavolo della Zambracca, di cose accadute al Vittoriale sono molteplici e moltissime delle quali fanno parte della storia dell’Italia, anzi hanno proprio segnato la storia italiana, da Mussolini, la marcia su Roma, l’annessione di Fiume e via via un susseguirsi di fatti storici.

Gli spazi interni del Vittoriale iniziano con la Prioria che è la dimora arredata e decorata direttamente da D’Annunzio, si entra solo a piccoli gruppi e con visita guidata, nonostante la grandezza dell’edificio lo spazio è piuttosto stretto. Nelle varie stanze sono raccolti circa 10.000 oggetti e 33.000 libri, personalmente ho sempre definito queste stanze come “un caos ordinato”. L’atmosfera di sacralità che si respira all’interno è ampliata dalla scarsa illuminazione. Vetrate dipinte, finestre con pesanti tendaggi, luci soffuse nelle stanze, fanno della Prioria un luogo misterioso e suggestivo in cui il Poeta fotofobico poteva ben vivere. Già vi anticipo che qui non è possibile fare foto al suo interno. La visita agli interni termina al Museo D’Annunzio Eroe, realizzato negli spazi del Schifamondo voluto da D’Annunzio per celebrare il suo eroismo e le imprese del popolo italiano nella prima guerra mondiale.

L’auditorium ospite una platea per duecento persone, nella cupola d’Annunzio predispose la sospensione dell’aereo S.V.A. con il quale il 9 agosto 1918 volò su Vienna per lanciare i volantini contenenti una provocatoria esortazione alla resa e porre fine alle belligeranze.

Il museo D’Annunzio Segreto inaugurato nel 2010 è uno spazio del sottoteatro che raccoglie quanto era rimasto chiuso negli armadi e nei cassetti della Prioria: i vestiti del Vate, le scarpe e gli stivali, la biancheria, le vesti appositamente fatte confezionare da d’Annunzio per le sue donne tra cui cito Eleonora Duse, i collari dei cani, gli oggetti da scrivania, il vasellame da tavola, i gioielli.

Poi c’è anche un museo dell’automobile, pura passione di D’Annunzio.

Una piccola curiosità nella Sala della Cheli che era adibita da sala da pranzo per gli ospiti, la tavola è dominata da una grande tartaruga in bronzo opera di Renato Brozzi, posta all’inizio della tavola stessa, ricavata dal carapace di una vera tartaruga donata a D’Annunzio dalla Marchesa Luisa Casati e morta nei giardini del Vittoriale per indigestione di tuberose, fu messa lì apposta come monito contro l’ingordigia.

lettere e oggetti di D'Annunzio
Schifamondo

Gli spazi esterni poi sono infiniti dal parco, alla Nave Puglia, al MAS 96, all’anfiteatro, al laghetto delle Danze fino al Mausoleo dove si gode di una vista sul lago di Garda mozzafiato e qui è sepolto D’Annunzio, il Vittoriale è un complesso unico nel suo genere.

vista sul Lago di Garda
dettagli dei giardini privati

Volete sapere come sono venuta alla conoscenza di questo luogo? Nella maniera più facile, la televisione! Ammetto la mia colpa non mi stava molto simpatico D’Annunzio durante la scuola superiore, non so perché lo trovavo megalomane, pieno di sé e saccente, aggettivi che tutto sommato non si discostano dalla realtà eh (non me ne vogliate), ma diciamocelo poteva permetterselo! E poi come si sa poi molte cose imposte dalla scuola diventano pesanti da digerire, vedi I Promessi Sposi per esempio, per cui tutte le pagine di D’Annunzio le schifavo abbastanza. Circa un decennio dopo, nel 2011 un servizio sul telegiornale di un sabato di inizio estate, parlarono di Gardone, il Vittoriale e il giardino Heller (altra meraviglia di Gardone che consiglio) diventò lo spunto per una piccola vacanza sul lago di Garda di lì a pochi mesi. Andarci diventò la mia “espiazione” nei confronti del poeta nell’averlo ignorato durante l’età scolastica.

D’Annunzio poteva anche starvi antipatico a scuola come lo è stato per me e come me ignoravate l’esistenza del Vittoriale, ma andateci, non solo per una cultura personale, ma per rendervi partecipi dell’eredità unica che ci ha lasciato, anzi donato, si donato a noi Italiani… Ne siamo e ne saremo degni?

Difendete la Bellezza! È questo il vostro unico officio. Difendete il sogno che è in voi!

Poiché oggi non più i mortali tributano onore e riverenza ai cantori alunni della Musa che li predilige,

come diceva Odisseo, difendetevi con tutte le armi, e pur con le beffe se queste valgano meglio delle invettive

Gabriele D’Annunzio