Non era silenzio, è stato un web restyling

Dal vecchio blog a questo nuovo: il racconto tra nuove esigenze, collaborazioni, ritardi e tanti ricordi
di Martina Maso
26 August 2026
Donna sulla soglia di uno studio pieno di libri e quadri, verso un nuovo inizio
Immagine creata con IA

Quello che non sapevo ancora

Il mio 2026 da blogger era iniziato così: “Siamo nei primi giorni del 2026 e mi sto guardando indietro per un motivo semplice: capire perché nel 2025 mi sono ritrovata a scrivere appunti ovunque.” (leggi l’articolo completo)

Quello che ancora non sapevo, mentre scrivevo quelle righe, è che quegli appunti sarebbero rimasti appunti ancora per molto tempo. Non per mancanza di voglia, non per mancanza di storie da raccontare. Il problema, semplicemente, era un altro: il mio vecchio sito mi stava abbandonando: tecnologicamente, esteticamente, in ogni modo possibile.

Un bivio, tre strade

Di fronte a quella situazione mi sono trovata davanti a un bivio, o meglio, a un trivio: tre strade possibili, e nessuna che si potesse scegliere a cuor leggero.

La prima era la più comoda, in apparenza: tenermi quel progetto così com’era. Vecchio, ormai obsoleto, esteticamente fermo a un’epoca che non mi rappresentava più. Avrei potuto continuare a scrivere lì, certo, ma con la sensazione di abitare una casa che non assomigliava più a chi ci viveva dentro.

La seconda strada era la più drastica: mollare tutto. Abbandonare l’idea stessa di avere uno spazio mio e affidarmi a una di quelle piattaforme già pronte, dove si scrive tutti insieme, senza dover pensare a un sito, a un restyling, a un tecnico. Substack, per dire. L’ho anche provata, per un paio di mesi.

La terza strada, infine, era anche la più impegnativa: riprendere in mano tutto da capo, affidarmi a qualcuno capace di tradurre quello che avevo in testa in qualcosa di concreto, e reinventarmi di nuovo. Non semplicemente restaurare, ma ripensare.

Eppure, guardandola oggi, quella scelta non è mai stata davvero una scelta. Il tempo, da solo, aveva già fatto coincidere le cose: il progetto nato nel 2021 aveva avuto un’evoluzione che non avevo previsto, e quell’evoluzione aveva bisogno, se non la pretendeva di uno stile nuovo, più moderno, più simile a quello che ero diventata nel frattempo. E poi c’era un’altra cosa che incideva sulla scelta: su piattaforme come Substack, a contare sono i numeri, chi arriva già con seguito dai social occupa lo spazio e la visibilità. Una logica di uniformità che non mi somigliava. Io volevo un’identità mia, riconoscibile, non un profilo tra tanti uguali. Per questo ho scelto la terza strada. O forse, più onestamente, è stata lei a scegliere me.

Si parte, o almeno sembra

Presa la decisione, il passo successivo è stato cercare qualcuno capace di realizzarla: un tecnico, o meglio una società, che mi permettesse finalmente di sistemare e avviare questo restyling. Prendo contatti, ci mettiamo d’accordo, e l’idea era chiara fin da subito: portare il vecchio blog nel nuovo, mantenendo più o meno la stessa struttura e le stesse dinamiche, ma con una grafica e una piattaforma finalmente moderne… anche nella scrittura!

Sembrava una questione di poche settimane. In realtà, la cosa si è complicata. E non perché il lavoro in sé fosse complicato: il problema era che, nel frattempo, la vita quotidiana continuava ad andare avanti, e io dovevo comunque trovare il tempo per inserire, uno per uno, tutti gli articoli del vecchio blog su quello nuovo.

Postazione di lavoro dall'alto con laptop aperto, diario con appunti a mano, penna stilografica, libri d'arte e cartoline vintage con ritratti femminili su una scrivania in legno.
Immagine creata con IA

Il tempo si allunga

Mentre ero presa da tutto questo, è arrivata anche una nuova collaborazione: un magazine nato da poco, fondato da un gruppo di ragazze giovani. Mi presento, propongo la mia scrittura, ed ecco che, nel bel mezzo del lavoro sul nuovo sito, si aggiunge oltre a quella già attiva con ArtsLife, anche la collaborazione con The Cultist Magazine.

Il progetto con The Cultist mi è piaciuto subito per un motivo preciso: la libertà sugli argomenti. Posso parlare di arte, occasionalmente di letteratura, insomma di quello che fa parte del mio mondo. Con la redazione ci siamo trovate d’accordo su un filo conduttore, non esclusivo né continuativo, ma che sarebbe diventato il mio apporto principale: raccontare storie di donne del passato.

E mentre le collaborazioni, quelle nuove e quelle già consolidate, andavano avanti, il lavoro sul sito procedeva a un ritmo tutto suo: confronti con il tecnico, verifiche su cosa funzionava e cosa no, quanto tempo sarebbe servito ancora. Il tutto, va detto, anche per una questione di tempo mio: rifare il sito non è certo la mia attività principale. E così, quello che doveva essere questione di poche settimane, forse meno di un mese, si allunga fino a fine luglio.

Riscrivere i vecchi articoli, uno dopo l’altro, non è stato solo un lavoro tecnico. È stato anche un modo per rileggermi. E rileggersi, si sa, non è mai neutro.

Mi sono ritrovata davanti a com’ero all’inizio: inesperta in tutto, senza nessuno che mi avesse insegnato a scrivere, senza un metodo, senza un filo che tenesse insieme le cose. Parlavo sempre del mio ambito, certo quello non è mai cambiato ma un po’ a caso: un viaggio, un luogo, un personaggio, buttati lì senza un vero criterio. C’era già una voce, probabilmente, ma non sapeva ancora bene dove andare.

E mentre correggevo, aggiornavo, adattavo quelle pagine a una veste nuova, non potevo fare a meno di guardare la distanza tra quella ragazza, anzi donna, del 2021 e chi sono oggi. Non è stata nostalgia, o almeno non solo: è stato più simile a uno specchio che non ti aspettavi di incontrare mentre stai facendo altro e che invece ti costringe a fermarti un secondo, a riconoscere quanta strada è stata fatta senza nemmeno accorgersene del tutto.

Un nuovo spazio

Il 30 luglio 2026, dopo mesi di attese, rimandi, correzioni, il sito è finalmente online. Da fine febbraio, quando avevo detto stop al vecchio blog, a oggi, è passato molto più tempo di quanto avessi previsto. L’ho accennato sui social ma senza dare troppo nell’occhio: volevo prima essere sicura che tutto fosse a posto, sistemare gli ultimi dettagli strutturali, prima di aprire davvero le porte.

E quindi eccolo: questo articolo è il vero inizio. La prima porta che apro ufficialmente su questo nuovo spazio, dove finalmente posso scrivere con i miei argomenti, le mie regole, il posto per raccontare le mie collaborazioni e tutti i progetti nuovi che, in realtà, erano già in cantiere da tempo.

Tra le cose concrete che questo nuovo spazio mi permette di fare, c’è anche la newsletter: se vuoi restare aggiornata/o sulle nuove uscite, ora puoi iscriverti direttamente dal sito, ho già fatto la promessa di non inviare qualsiasi cosa, ma sarà un appuntamento (forse) mensile o bimestrale che partirà non ora comunque.

Ma questa sarà la vera prova del nove per la mia proverbiale tendenza a procrastinare: questi progetti prenderanno piede sul serio, questa volta? Voi che dite?